Fenomenologia dell’accendino

Postato dalla Fujiko il 18 giugno 2009

Sono probabilmente l’unica persona di mia conoscenza che compra gli accendini.

Non quelli scic/pucciosi/fighetti/bimbominkiosi, no.

I BIC!

Gli altri non li comprano gli accendini, perchè è noto a tutti che l’accendino germina spontaneamente in ambienti quali cassetti, tasche di vecchi cappotti, meandri di borse.
I miei NO!

I miei si danno alla macchia, fuggono come evasi dal carcere, si rifugiano in altrui tasche come in cerca di un tutore, si mimetizzano come camaleonti, si occultano come latitanti.

Ed io rimango sempre appesa con la sigaretta in bocca pronta per essere accesa, mentre mi esibisco in quello che da lontano sembrerebbe un uragano in avvicinamento, mentre in realtà sono solo io, alla nervosa ricerca dello strumento del potere.

Spesso la ricerca si rivela infruttuosa, e quindi lo schema è sempre quello: sbatto la porta con un furioso SLAM e scendo al bar, anche in ciabatte, anche con la maschera sul viso o la tinta sui capelli, raggiungo il bancone e lancio uno sguardo di fuoco alla barista.

La quale ormai ha capito di cosa si tratta, prende silenziosamente l’accendino da dietro il bancone, me lo porge, prende i soldi e mi dà il resto.

Non senza uno sguardo di compatimento.

Torno a casa, trattenendomi dall’accendere la sigaretta in ascensore, e finalmente posso spippettare in pace.
Almeno per una mezza giornata.

Poi si ricomincia.

One Comments

  1. signora maria
    on giugno 18th, 2009
    1

    se li lasci in giro con la stessa generosità e gentilezza con cui lasci le sigarette alle povere purciare che non hanno avuto la lungimiranza di ricomprarle prima che chiudessero tutti i tabaccai, non mi stupisco della loro misteriosa scomparsa =)

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